Siamo tornati! (su Marciare o marcire 2)

October 16th, 2007

Siamo tornati a casa. Ma non e’ finita qui. Per prima cosa, pero’, volevamo ringraziare tutti. Tutti chi? Ma i nostri (due) lettori, ovviamente. E poi tutti gli amici che ci hanno sostenuto durante la nostra marcia sgangherata da Piacenza a Genova (perche’ a Nizza, per la cronaca, non ci siamo mai arrivati). Ma il nostro grazie piu’ sentito va a chi il blog non l’ha letto. Anzi -probabilmente- non l’ha mai sentito nominare. E che pero’ ha saputo leggerci, come dire, nel pensiero. Grazie. Grazie a Tommaso Padoa-Schioppa.

Perche’ dopo quattro anni di lavori rigorosamente precari, avevamo perso ogni fiducia. Ma soprattutto non avevamo un euro in tasca. Tanto che quest’estate -per ridurre le spese all’osso- ci eravamo armati di zaino, tenda e tanta pazienza. E avevamo appunto deciso, come abbiamo raccontato in questo blog, di andare in vacanza a piedi. Per fortuna, pero’, al rientro e’ arrivata la lieta novella: il governo ha finalmente battuto un colpo. E ha deciso di dare a noi giovani almeno un contributo per l’affitto. Un regalone che Tps - cosi’ l’hanno soprannominato i giornali per motivi di spazio, visto che il suo nome nei titoli non ci stava mai- ha accompagnato con alcune parole di conforto: “Manderemo i bamboccioni fuori casa”.

Parole un po’ rudi. Ma che noi abbiamo sentito cariche di un affetto quasi paterno. Da nonno un po’ burbero, diciamo, ma buono. Pero’ ci e’ venuto un dubbio. Non vorremmo che nonno Tps, che ha gia’ alle spalle 67 primavere, si fosse un po’ confuso. E avesse sbagliato a fare i conti. Perche’ noi, effettivamente, a trent’anni suonati viviamo ancora con mamma’ e papa’. E ci prenderemmo volentieri un appartamento per conto nostro, se solo avessimo i soldi per farlo. Ma secondo i calcoli del quotidiano “Il Giornale” (mai smentiti dal governo), questo contributo per l’affitto vale in media tra i 40 e gli 80 euro a testa. All’anno. E quindi: tra i 3 e i 7 euro al mese. E con questi danari, fuori casa potremmo anche andare. Ma solo per finire sotto un ponte.

Di qui, appunto, il dubbio: non e’ che nonno Tps ha fatto confusione sulla sua scrivania e ha scambiato le carte per il famoso contributo con il calcolo della paghetta per i suoi nipoti?

Sia come sia, l’invito a darci da fare del nonno-ministro ci ha toccato sul vivo. Anzi, di piu’, ci ha ispirato. E cosi’ abbiamo deciso di rimetterci in marcia -ma solo virtualmente- sempre per protestare contro il precariato all’italiana e quelle mance che nel Belpaese chiamano stipendi. Insomma, come Rocky e Rambo, anche “Marciare-o-marcire” avra’ un seguito. Anche se decisamente meno cruento (i pugni al massimo ce li tiriamo in testa da soli quando guardiamo la busta paga). Arrivederci a tutti, dunque. Chi vuole, puo’ tornare a trovarci su “Marciare-o-marcire 2: Bamboccioni alla riscossa”. (Grazie ancora Tps).
Technorati Profile

Casa (banca) e famiglia

September 20th, 2007

Il nostro viaggio e’ finito. Ma il blog, ancora, no. Perche’ arrivati a casa, proprio di case vogliamo parlare. Per raccontare la storia di Corrado. E – per una volta tanto – spezzare anche una lancia a favore dei nostri politici. Che, in certi casi, dimostrano ancora di saper trasmettere valori – e valori veri – a tutto il Belpaese. E soprattutto ai giovani.

Chi e’ Corrado? Un nostro lettore. Uno dei pochi che ha preso carta e penna (o meglio la tastiera del suo Pc). E ci ha scritto una lunga mail per sfogarsi. Perche’ Corrado ha trent’anni, una moglie e un bambino. Ma soprattutto ha un mutuo sulle spalle che non lo fa dormire la notte. Con rate bomba da piu’ di 800 euro al mese. E un portafoglio sempre piu’ vuoto. Read the rest of this entry »

Marcia indietro (a Sciarborasca)

August 30th, 2007

Ebbene si’. Ci tocca fare marcia indietro. Ma non e’ finita qui.

Cos’ e’ successo? Beh, molto semplicemente, abbiamo finito i soldi. E arrivati a Sciarborasca -a pochi chilometri da Genova verso Nizza- abbiamo dovuto alzare bandiera bianca. Poche balle: e’ stata una decisione sofferta. Ma in tasca avevamo solo i soldi per il biglietto (in treno) di ritorno. O poco piu’.

A dare il colpo di grazie alle nostre gia’ dissestate finanze sono state Rapallo e le pesche di Portofino. Ma non abbiamo rimpianti. Il mare dei ricchi valeva la pena di affrontarlo. E, per quel che potevamo, di fustigarlo. Anche se -non avendo ne’ lo yacht ne’ il pattino- siamo affondati subito.

Resta quella che per noi e’ la cifra dello scandalo: 1846 euro. Tanto, infatti, abbiamo speso in due per andare a piedi (e si’, qualche volta in bus) da Piacenza a Genova. Certo, ce la siamo presa comoda. E abbiamo impiegato quasi 20 giorni. Fermandoci nei posti che ci incuriosivano. Ma francamente -avendo rinunciato ad auto, hotel e pranzo- non riusciamo ad immaginare cos’altro avremmo potuto tagliare.

Ma il punto -ne siamo convinti- e’ un altro. E sta tutto in una domanda: perche’ dopo quattro anni di lavoro, siamo stati costretti a inventare -e vivere- una vacanza cosi’ sgangherata? La risposta, crediamo, stia almeno in parte -e molto all’ingrosso-nei nostri post. Che raccontano di un mare di poveri. E di pochi ricchi. Ricchi che del “caro tutto” proprio non sembrano risentire. Anzi.

In ogni modo. In ogni modo, non e’ finita qui. Abbiamo ancora qualche post in canna. E i nostri due lettori (ciao Gloria e ciao Tom), se vogliono, potranno tornare qui a dargli un’occhiata. Visto che siamo sulla via di casa, vogliamo parlare di mutui. Ma non solo. E poi? E poi, state sicuri, che ci inventeremo qualcos’alltro. Perche’ di lavorare non per vivere, ma per sopravvivere, ci siamo rotti i coglioni.E perdonate il turpiloquio. Ma non ci stancheremo mai di ripeterlo.

Adotta un precario (a Portofino)

August 28th, 2007

Basta poco. Basta poco a fare scappare Barbara Berlusconi -con bebe’ in grembo e compagno a fianco- a gambe levate. E a gettare in un imbarazzatissimo panico mezza Portofino. Basta comprare una maglietta e un pennarellone nero. E aggiungere al tutto altri due ingredienti: un po’ di ironia; e una buona dose di indignazione per una ricchezza che non ha giustificazione ne’ rispetto.

Possibile? Possibile. Noi -i due precari in marcia da Piacenza a Nizza- l’abbiamo fatto. Abbiamo preso due t-shirt. E ci abbiamo scritto sopra solo tre parole: “Adotta un precario”. Poi -domenica scorsa- ce ne siamo andati a fare un giretto per le vie del paese proprio all’ora dell’aperitivo. Quando il sole scende dolcemente in mare. E lo champagne scorre con un frizzo nei bicchieri.

Perche’ abbiamo osato turbare il tranquillo tran tran degli aficionados di una delle localita’ piu’ chic del pianeta? Perche’, in tutta sincerita’, sciabattando in sandali tra la chiesetta e il porto, ci siamo sentiti umiliati e offesi. E un po’ presi per il culo.

Perche’ - non c’e’ che dire - Portofino ha fascino. Il fascino di un mare splendido. E di un lusso unico. Ma non e’ una citta’ ricca. E’ quasi la caricatura di una citta’ ricca. Un posto surreale dove i bambini non si chiamano Marco e Filippo. Ma Lapo e Brando. E dove una mamma -per punire la figlia (che avra’ avuto 10 anni)- non minaccia di non farla piu’ uscire, ma di dire “basta ai viaggi a Londra e alle lezioni di danza a Roma”. Perche’, come ripete in piazzetta davanti a due precari esterreffati (noi), “tutto ha un limite”.

Gia’, tutto ha un limite. O dovrebbe averne uno. Anche la pazienza di chi -come noi- lavora per mille euro al mese. Sa che il maxiyacht non lo comprera’ mai. E passeggiando lungo il porticciolo si sente guardato come una merda sul divano del salotto buono. O con paura. Paura di cosa? Ma che lo stvaccione (sempre noi) faccia qualcosa di stvano, che voglia vubavci tutto.

Quella sensazione di timore (con tanto di erre moscia che a Portofino, come vogliono i cliche’ sui ricchi della commedia all’italiana, hanno tutti, commessi dei negozi compresi) gliela leggevamo negli occhi. E cosi’ abbiamo deciso di giocare. Come il topo con l’elefante. Prima abbiamo cominciato a salutare tutti quelli che incontravamo per la strada. E qualcuno ha pure cambiato marciapiede. Poi l’idea della maglietta.

Un’idea che ha provocato una reazione da film muto. Tutti ci guardavano. Ma nessuno parlava. Solo occhiattace cariche di fastidio da parte di commercianti e camerieri, che avevano paura che infastidissimo i clienti. E qualche sguardo divertito o carico di vergogna. Fino all’arrivo della figlia del Cavaliere, scesa a Portofino giusto in tempo per l’ora di cena.

Un arrivo da star. Abitino corto e tacchi alti, Barbara non ci ha degnato di uno sguardo. Ma il suo compagno, si’. E cosi’ la passeggiata in centro ha subito una brusca accelerazione verso la via di casa. Per timore -forse- di essere infastiditi. O di un qualche click (fotografico) sputtanatore. Ma il click non c’e’ stato: siamo precari, mica paparazzi. E, per la cronaca, come precari, ovviamente, nessuno ci ha adottato.

Sole s.p.a.

August 26th, 2007

Ed è arrivato anche l’ultimo week end di agosto. Tempo di sole. Mare. E di settimane enigmistiche da scarabocchiare a penna sotto l’ombrellone. E anche noi -i due precari in marcia da Piacenza a Nizza- vogliamo proporvi un piccolo indovinello. Che cos’è che dà su un garage, è lunga tredici passi e larga tre? Un marciapiede? Una strada chiusa? No. E’ la spiaggia pubblica di Portofino. Che nel suo genere è un autentico capolavoro. Ma all’incontrario. Perchè non solo è minuscola e ospita una rimessa per le barche (il garage, appunto). Ma è anche all’ombra. 24 ore su 24.

E sì, perchè a Portofino e dintorni -come si dice a Napoli- hanno fatto o’ miracolo. E sono riusciti ad andare oltre ogni più fervida immaginazione. Privatizzando anche il sole.

Possibile? Possibile. Anche perchè su questo tratto di costa ligure, la natura aiuta gli audaci. Soprattutto se hanno un certo istinto per la speculazione. Perchè qui la montagna arriva fino al mare. E tutte le spiagge si trovano in piccole insenature incastonate nella roccia. Alcune baciate dal sole. E altre dalla sfiga. Ovvero dall’ombra perenne.  

Risultato: le spiaggie libere, a Portofino e dintorni, sono (salvo rarissime eccezioni) come l’impero di Carlo V d’Asburgo. Ma al contrario. Su di esse il sole non è che non tramonta, è che proprio non sorge. Mai. E se vuoi abbronzarti -comodamente sdraiato sulla sabbia- non c’è verso. Devi pagare. E il prezzo è come l’acqua del mare di questo splendido golfo. Salato.

Ed ecco allora un secondo indovinello in cui cimentarvi in questa domenica agostana. Prendi due precari e falli marciare -a piedi e con pochi euro in tasca- da Piacenza a Portofino. Poi falli arenare lì. Dopo cinque giorni di che colore saranno?

La risposta la trovate nella foto di questo post.

  

Caccia al ladro a Portofino

August 24th, 2007

Clamoroso a Portofino. La famosa caccia al tesoro - l’evento clou dell’estate, per il jet set che affolla la cittadina ligure- e’ stata sabotata.

Ignoti, forse dei balordi, hanno rubato uno degli ultimi indizi. Per la precisione si trattava del numero sei, che era stato nascosto proprio ieri pomeriggio davanti alla chiesetta di Portofino. Al suo posto, i partecipanti al gioco hanno trovato un altro biglietto. Un foglietto lungo giusto due righe e scritto a penna nera. Che diceva semplicemente: “Abbiamo rubato il biglietto…E pure il tesoro”. Gli ignoti, per la cronaca, si sono pure firmati. Ma con un pseudonimo: quello di Robin Hood.

Il furto, che e’ stato subito denunciato alla polizia, ha ovviamente mandato in fumo la caccia al tesoro. E gettato nello sconforto gli organizzatori. Per tutti parla proprio la donna che aveva messo il biglietto rubato davanti alla chiesetta: “Io lo so chi sono stati. Sono due bavboni balovdi bastavdi che evano li’ ieri pomeriggio. Io li avevo visti subito che c’avevano una faccia stvana. E glielo avevo detto a mio mavito che non mi fidavo. Che il biglietto lo dovevamo spostave. Ma lui c’aveva fvetta, c’aveva. E cosi’ questi due bastavdi non solo c’hanno ciulato tutto. Ma c’hanno fatto fave la figuva dei coglioni, c’hanno. Speviamo solo che la polizia indaghi e li tvovi a questi due stvonzi che non sono altvo”.

E la polizia, infatti, indaga. E a 360 gradi. Chiunque abbia notizie del biglietto sparito, puo’ chiamare il commissariato di Portofino. Qui sotto pubblichiamo una foto dell’indizio trafugato.

Cosimo e le Mele (e le pesche di Portofino)

August 24th, 2007

Ci e’ riapparso cosi’. All’improvviso. Lievitando sopra le rovine della nostra tenda. E a vederlo, con indosso sempre la sua toga bianca, non ci potevamo credere. Non ci potevamo credere che proprio lui, Cosimo, il vero protagonista di questa estate italiana, fosse tornato a farci visita. A fare visita proprio a noi, i due precari in marcia da Piacenza a Nizza.

E invece: “Si’, sono sempre io, Cosimo”, ci ha detto senza preamboli. E mentre svolazzava, nella sua toga bianca, ci sembrava quasi un angelo. Quasi. Perche’ a guardarlo bene- con quella sua inconfondibile pelata- non potevamo fare a meno di pensare a quelle foto che lo ritraevano con gli occhi bassi. E alla storia della notte folle con i due troioni e la coca. E stavamo per chiedergli come era andata a finire con la moglie -e con l’inchiesta della Procura di Roma- quando ci fece segno di tacere. E come leggendo nelle nostre menti: “Basta con questi pensieri impuri. Sono qui per compiere una nuova missione. Seguitemi”, ci ordino’.

E noi che dovevamo fare? Cosimo e’ cosi’. Quando si mette in testa una cosa -per quanto bizzarra sia- non c’e’ verso di fargli cambiare idea. E cosi’ ci incaminammo. Lui, svolazzando. E noi, marciando. Per chilometri e chilometri. Per ore e ore. Finche’ calo’ la notte. E ci ritrovammo in una selva oscura. Oh che e’ la discesa agli inferi? “No, pezzenti. E’ la pineta di Portofino. E piantatela con queste domande idiote, che dobbiamo essere in cima prima dell’alba”, ci disse Cosimo.

E cosi’ fu. E quando stava per sorgere il sole, arrivammo su una enorme terrazza. Che dominava la baia. La nostra guida era ispiratissima. E con gli occhi rivolti al mare, attacco’: “In verita’, in verita’ vi dico, che ho veramente peccato. Ma che ho intenzione di espiare. E poi, dopo un giusto periodo di purgatorio e di silenzio stampa, fondero’ un nuovo partito, quello dell’amore”. Come Cicciolina? “Blasfemi. No, piuttosto come Don Sturzo. Un partito dell’amore cristiano ispirato direttamente a…”. E indico’ il cielo. A Dio? “No, a Berlusconi. Si vede proprio che siete due sprovveduti. Ma io sono qui per questo. Per purgarmi. E ammaestrarvi. Ora vuotero’ il sacco. E vi diro’ tutto”.

E Cosimo ci svelo’ i tre misteri di Portofino. Scendemmo al porto, e ci indico’ le barche: “Vedete questi maxiyacht, mica sono stati comprati, a prezzo del sudore della fronte”. Ah no? “No, essi sono il frutto della moltiplicazione dei codici fiscali e delle partite Iva”. Un miracolo come alle nozze di Cana? “Una specie. Ma lo fanno i commercialisti”, ci rivelo’ la nostra guida. Che poi attacco’ a fare nomi e cognomi. Ma ci avverti’: “Questo pero’ non scrivetelo”. E’ troppo presto perche’ la gente sappia, come per i misteri di Fatima? “No, e’ che finiremmo tutti e tre a fare compagnia ai pesci”. Poi indico’ le ville che svettavano sulle pendici della baia. E ci narro’ la parabola dell’elusione dell’Ici che porta ai paradisi fiscali. E anche qui fece nomi e cognomi. Ma ci disse: “Anche questo, pero’, non scrivetelo”. Finiremmo sempre a fare compagnia ai pesci? “No, cementati”. Infine, Cosimo, quando ormai il sole era alto nel cielo, ci indico’ le coppie -uomini di mezz’eta’ e giovani ventenni- sedute ai tavoli per pranzare: “Quelle- disse- non sono ne’ le mogli, ne’ le figlie. Ma i nomi non li faccio, nemmeno sotto tortura”. Paura? “No, solidarieta’”.

E fu allora che Sandro si azzardo’ a fare un’altra domanda, l’ultima prima che Cosimo scomparisse di nuovo. “Maestro -disse il precario- io ho un fame boia. Ma solo per comprare tre pesche ho speso quasi cinque euro. Come e’ possibile?”. Cosimo alzo’ gli occhi al cielo. E disse: “In verita’, in verita’ vi dico che gli aumenti della frutta e della verdura sono un mistero anche per me. Ma comunque prendete queste due mele”. Sono frutti dell’albero della conoscienza? “No, le ho fregate alla buvette di Montecitorio. E’ questo potete pure scriverlo. Tanto li’ rubano tutti. E questo non e’ un mistero per nessuno”.

Piove sempre sul bagnato

August 22nd, 2007

Si’, ci e’ esplosa la tenda.

Puo’ il giorno non seguire alla notte? E puo’ la pioggia non accompagnare le vacanze di due precari? No, non puo’. E, infatti, era da lunedi’ che continuavamo a marciare sotto l’acqua. Ma questa mattina, arrivati finalmente al mare, a Rapallo, il sole splendeva alto nel cielo. E noi ci sentivamo come al termine di un viaggio catartico. Leggeri. Quasi purificati. Insomma, pensavamo di esserci lasciati nuvole- e sfighe- alle spalle. Almeno per un po’.

Poi l’irreparabile. La catastrofe assoluta. Lo sberleffo definitivo del destino cinico e baro, che gia’ ci aveva regalato salari bassi e due posti da precari. E che non aveva mai smesso di perseguitarci neppure nella nostra marcia di protesta. A colpi di continui salassi in bar e campeggi di quart’ordine; e pioggie improvvise.

Insomma, in parole povere la tenda- che avevamo montato ieri sotto un acquazzone- e’ esplosa. D’un colpo. Uno dei due pali che la tenevano su si e’ sfasciato. Ed e’ cascato giu’ tutto. Proprio mentre il cielo di questa estate ligure si stava rannuvolando.

Ed e’ stato allora che abbiamo avuto una strana sensazione. Come di aver sbagliato tutto. Altro che marcia di protesta. Altro che arrivare a Nizza. Forse dovremmo andare in pellegrinaggio. Ma a Lourdes. Del resto cosa puo’ cambiare l’Italia, se non un miracolo?

A conti fatti

August 20th, 2007

Ma cosa avra’ mai Rovegno, il primo comune dell’appenino ligure al confine tra le province di Piacenza e Genova, per costare piu’ caro della Costa azzura? E Torriglia? Quali meraviglie nasondera’, Torriglia, che si trova sempre in montagna, ma 20 chilometri piu in la’ verso la costa ligure, per avere hotel piu’ cari di Parigi? Misteri insolubili. Come tutti i misteri italiani. E in particolare quelli che riguardano il “caro ombrellone” - anzi il “caro tutto”- che ha investito il paese negli ultimi anni. Svuotando le tasche degli italiani.

Ma tant’e’. Il “mare dei poveri”, ovvero la Val Trebbia- il rifugio dei”senza moneta” di Piacenza, Pavia e dontorni- ce la stiamo finalmente lasciando alle spalle. Con un’unica certezza: quando saremo arrivati a Nizza, al termine della nostra marcia precaria, spenderemo meno che qui.

Possibile? Purtroppo si’. Perche’ l’Italia ormai ha prezzi proibitivi. Ovunque. E per averne conferma, basta alzare la cornetta. E telefonare -per esempio- al camping (quattro stelle) Douce quietude. Che si trova in una delle localita’ piu’ esclusive della costa azzura, Saint Raphael. E che -per un posto tenda a fine agosto- costa 12,5 euro a persona. Ovvero due euro e mezzo in meno dell’ostello della non altrettanta blasonata Marsaglia. Da non confondere con Marsiglia. E che non si trova in Costa azzura, ma appunto sull’appennino piacentino, in Val Trebbia. E offre una splendida vista non sulla spiaggia, ma su una sabbiera che impacchetta cemento.

Ma soprattutto, i 12,5 euro della Douce quietude sono un prezzo piu’ basso di quello che si paga per un soggiorno nella “cosa”. Quale cosa? Quella che vedete nella foto del post.La “cosa” -per l’appunto- si trova al campeggio di Rovegno. E al camping la chiamano bungalowe. Ma in sostanza e’ una scatola di latta e linoleum con due letti. E senza servizi igienici. In parole povere, una baracca. Che, da listino, costa 35 euro a notte. Ma che a noi, con lo sconto, e’ costata 30 euro. Ovvero 15 a testa, 2 euro e mezzo in piu’ piu che al Douce quietude, che oltre a bar e ristorante ha campi da calcio, pallavolo, pallacanestro e tennis. E persino minigolf. Oltre, ovviamente a internet, biblioteca, sala tv e animazione per bambini. Basta cosi’? No, alla Douce quietude c’e’ pure la possibilita’ di comprarsi piatti da asporto e mangiarseli comodamente in tenda. Robe che a Rovegno te le sogni.

Ma cos’avra’, allora, Rovegno piu’ di Saint Raphael? Impossibile saperlo. Perche’ anche secondo i baristi del ridente paesino ligure “qui c’e’ poco da vedere. E infatti ci sono sempre meno turisti”. Insomma, un mistero. Che pero’ ci siamo lasciati alle spalle. In compenso, questa notte, forse avremo la possibilita di capire perche’ -nell’unico albergo di Torriglia- una doppia costi 56 euro. Come a dire: 14 in piu’ che in un albergo della catena Formule 1. A Parigi.

Insomma, a conti fatti noi in Valtrebbia, il “mare dei poveri”, abbiamo speso 40 euro al giorno. Senz’auto, in campeggio e saltando il pranzo. E non osiamo immaginare cosa ci costera’ andare al mare, quello vero, non quello dei “poveri”. E a conti fatti, in Italia non solo non conviene lavorare, visto che abbiamo gli stipendi piu’ bassi d’Europa. Ma non conviene neppure andare in vacanza. Insomma, a conti fatti, ma non ci conviene emigrare in massa e non tornare (piu’)?

Ferragosto al “mare dei poveri”

August 18th, 2007

Il “mare dei poveri” non ha onde. Ma un po’ si muove. Il mare dei poveri non ha sabbia. Solo grandi sassi grigi. Il mare dei poveri non ha neppure il sale. E questo non sarebbe un gran difetto. Peccato solo che non sia un mare: e’ un fiume. Ma loro, i “poveri” di Piacenza, Milano e dintorni -le vittime dell’euro e del “caro ombrellone”- hanno ripreso ad affollarlo come il Po negli anni Cinquanta.

Il mare dei poveri della ricca Emilia si chiama Trebbia. Ed e’ un fiume- uno degli ultimi balneabili rimasti nella zona- che corre lungo la valle che collega Piacenza a Genova. Noi -i due precari in marcia dall’Italia alla Francia- ci siamo incocciati un po’ per caso. O per destino, visto che si trova proprio lungo il cammino che avevamo scelto per arrivare a Nizza. Ma non sapevamo che il fiume fosse stato ribattezzato cosi’, prendendo spunto dal vecchio soprannome del Po. Ce l’hanno spiegato -strada facendo- ristoratori e albergatori della valle. Che di questo soprannome non proprio complimentoso non si fanno un cruccio. Anche perche’ quest’anno stanno facendo -chi piu’ chi meno- affari d’oro.

Perche’, certo, da qui le discoteche della Costa Smeralda e il vulcano (finto) acceso da Berlusconi (per davvero) a villa Certosa a Ferragosto sembrano davvero lontani. E- anche il 15 di agosto- i turisti si sono dovuti accontentare di qualche orchestra di liscio e di un po’ di fuochi di artificio. O tutt’al piu’ del circo sardo che da settimane si sta esibendo nella valle con il numero- “irresistibile” come recitano i cartelloni pubblicitari- dell’uomo di gomma. Ma l’acqua e’ sempre acqua. E il sole e’ sempre sole. E qui costano meno dei 100 euro al giorno che una famiglia deve sborsare per un ombrellone in Liguria.

E allora tutti giu’ a spalmarsi creme abbrozzanti. A fare tuffi, anche spericolati. E a riempire le spiagge lungo il fiume. E i campeggi.

Anche la sfiga, infatti, e’ solo una questione di punti di vista. Come l’euro, per esempio. Che alle famiglie italiane ha portato prezzi sempre piu’ alti. E stipendi tra i piu’ bassi d’Europa (siamo al quart’ultimo posto, davanti solo a Spagna, Grecia e Portogallo). Ma ai camping della Val Trebbia ha regalato un bel po’ di turisti.

Per capire quanto il “mare dei poveri” stia tirando , basta un numero. Solo il campeggio di Bobbio (a meta’ Val Trebbia) - e solo a luglio- ha fatto 900 presenze. Il segreto del suo successo? Per i gestori di questo campeggio la spiegazione e’ semplice: ai loro clienti- che vengono da Pavia, Cremona, Piacenza e Milano- oggi come oggi “manca la moneta”. E cosi’, invece di andare al mare, ripiegano sul fiume. E per spendere ancora meno, invece di andare in albergo, riempiono bungalowe e piazzole.

I numeri del mini boom dei campeggi pero’ non tengono conto dei tantissimi bagnanti pendolari. Ovvero degli amanti del turismo super mordi e fuggi. Che come, ci ripetono con rabbia i baristi, arrivano alla mattina con “le borsone della spesa e non comprano nulla, neppure un caffe’”. E poi ripartono la sera.

Ma chi sono questi “senza moneta” che arrivano a rinunciare anche alla capatina al bar? A fare compagnia a residenti e villeggianti storici, da anni, sono arrivati i punkabestia. Ma quelli campeggiano solo abusivamente. E solo in riva al fiume. Nei camping, invece, hanno fatto la loro comparsa gli ex benestanti. Che, ci dice il gestore di un altro camping vicino a Cerignale, in alta Val Trebbia, arrivano vestiti di tutto punto, “con le Hogan e la camicina di lino”. E gli chiedono quali monumenti possono visitare. O dove possono andare a fare lo struscio. Peccato che Cerignale fa cinquanta anime. E’ a mille metri d’altezza. E l’unica cosa da vedere sono le montagne e gli alberi.Insomma, sintetizza il patron del camping, “soldi non ne hanno piu’. Ma alle vacanze non ci vogliono giustamente rinunciare”. E arrivano sull’appennino. Solo che devono cambiare abitudini. E le abitudini sono dure a morire.

I forzati del camping- e del fiume- pero’ non piacciono a tutti. Non piacciono ad esempio al re dei canoisti della val Trebbia. Che incontriamo per caso. E, con amarezza, ci dice che questo turismo porta solo “degrado” e rifiuti (dalla buccia di anguria fino alla classica ciabatta di plastica) per un fiume, il Trebbia, che meriterebbe piu’ attenzioni. Lui che vive e lavora qui da dieci anni cercando di diffondere il verbo della pagaia, spiega che non ne puo’ piu’ di vedere “il fiume morire”. E che se ne vuole andare. Dove? Lontano dal “mare dei poveri”, risponde sicuro, a praticare il suo sport. E fare fotografie. Si vede che lui, tanto povero non e’.